CHARACTER di Mike van Diem
Vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 1997, è un titolo poco conosciuto dal pubblico italiano.
La storia parte con un lungo flashback e ci racconta di J. Katadreufe, figlio illegittimo di un ufficiale giudiziario e della sua governante, della sua crescita e del costante scontro con i genitori, estranei tra loro e a lui.
Ciò che viene a mancare nella sua vita è l'affetto, il calore che né la freddissima madre né l'oscuro padre potranno mai dargli, occupati in una guerra animata dall'orgoglio di entrambi, dove chi ci rimette è naturalmente il ragazzo, spesso usato come arma di ricatto dall'uno rispetto all'altro.
Ambientato nell'Olanda di inizio secolo, il film ne ricostruisce bene l'atmosfera fatta di vicoli bui e di miseria, con un bellissimo uso del colore che acquista un'importanza primaria seguendo ogni passo dell'evoluzione del protagonista. Ne è un evidentissimo esempio il modo in cui cambiano i toni della fotografia nel momento in cui Katadreufe entra per la prima volta in uno studio legale, dove l'attività frenetica ma perfettamente coordinata e la stessa luce morbida che lo avvolge fanno nascere in lui un senso di protezione, quasi un grembo dal quale egli farà di tutto per non uscire.
Altro aspetto evidente nel film è questo continuo inseguirsi di padre e figlio tra i vicoli della città, negli uffici, in casa della madre; rincorrersi per poi bloccarsi in un gesto violento o di sfida, con l'incapacità di fare un solo passo l'uno verso l'altro, cosa che per Katadreufe si verifica anche nei confronti della ragazza amata, alla quale non riesce ad avvicinarsi o ad avere uno slancio d'affetto probabilmente perché non gli è mai stato insegnato.
Complessa e molto bella, infine, la figura del padre, l'ufficiale giudiziario dal nome che ricorda un temporale Drevenhaven (temuto da tutti ma anche, a suo modo, ammirato) che vive la sua condizione di uomo senza scrupoli con saltuari segni di cedimento, come i ripetuti incubi ed il fatto di proteggere il suo ruolo nella società esibendo il distintivo da ufficiale, più importante della sua stessa dignità.
Vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 1997, è un titolo poco conosciuto dal pubblico italiano.
La storia parte con un lungo flashback e ci racconta di J. Katadreufe, figlio illegittimo di un ufficiale giudiziario e della sua governante, della sua crescita e del costante scontro con i genitori, estranei tra loro e a lui.
Ciò che viene a mancare nella sua vita è l'affetto, il calore che né la freddissima madre né l'oscuro padre potranno mai dargli, occupati in una guerra animata dall'orgoglio di entrambi, dove chi ci rimette è naturalmente il ragazzo, spesso usato come arma di ricatto dall'uno rispetto all'altro.
Ambientato nell'Olanda di inizio secolo, il film ne ricostruisce bene l'atmosfera fatta di vicoli bui e di miseria, con un bellissimo uso del colore che acquista un'importanza primaria seguendo ogni passo dell'evoluzione del protagonista. Ne è un evidentissimo esempio il modo in cui cambiano i toni della fotografia nel momento in cui Katadreufe entra per la prima volta in uno studio legale, dove l'attività frenetica ma perfettamente coordinata e la stessa luce morbida che lo avvolge fanno nascere in lui un senso di protezione, quasi un grembo dal quale egli farà di tutto per non uscire.
Altro aspetto evidente nel film è questo continuo inseguirsi di padre e figlio tra i vicoli della città, negli uffici, in casa della madre; rincorrersi per poi bloccarsi in un gesto violento o di sfida, con l'incapacità di fare un solo passo l'uno verso l'altro, cosa che per Katadreufe si verifica anche nei confronti della ragazza amata, alla quale non riesce ad avvicinarsi o ad avere uno slancio d'affetto probabilmente perché non gli è mai stato insegnato.
Complessa e molto bella, infine, la figura del padre, l'ufficiale giudiziario dal nome che ricorda un temporale Drevenhaven (temuto da tutti ma anche, a suo modo, ammirato) che vive la sua condizione di uomo senza scrupoli con saltuari segni di cedimento, come i ripetuti incubi ed il fatto di proteggere il suo ruolo nella società esibendo il distintivo da ufficiale, più importante della sua stessa dignità.

