L'UOMO CHE NON C'ERA di Joel e Ethan Coen
"Ma che razza di uomo sei?"
Domanda fatta due volte, in due momenti fondamentali, che razza di uomo è il barbiere? Impassibile, si lascia passare le cose addosso e non reagisce, accantona l'omicidio come fosse l'eliminazione di una mosca per poi riprendere il discorso lasciato a metà con la moglie.
E' passionale come suggerisce la lolita? Non lo farebbe cmq vedere.
E' un film bellissimo, triste come non capitava da anni, con i Coen.
Un'autentica gioia per gli occhi, girato in maniera incantevole, con le solite citazioni (stavolta da "La morte corre sul fiume", "Lolita" e chissa' quanti altri noir che non ho visto o dimenticato); e poi il cerchio che segue ormai quasi ogni loro film, dall'hula hoop di Norville, alla palla di Dude, alle scatole di brillantina fluttuanti di Ulisses, qui come cerchione/ufo in uno dei fin troppi momenti di grande emozione del film.
Lungo, nella seconda parte non regala dei veri colpi di scena ma piuttosto delle evoluzioni infinite della vicenda, almeno fino alla scena conclusiva, che ne fa un capolavoro nei capolavori dei Coen.
"Ma che razza di uomo sei?"
Domanda fatta due volte, in due momenti fondamentali, che razza di uomo è il barbiere? Impassibile, si lascia passare le cose addosso e non reagisce, accantona l'omicidio come fosse l'eliminazione di una mosca per poi riprendere il discorso lasciato a metà con la moglie.
E' passionale come suggerisce la lolita? Non lo farebbe cmq vedere.
E' un film bellissimo, triste come non capitava da anni, con i Coen.
Un'autentica gioia per gli occhi, girato in maniera incantevole, con le solite citazioni (stavolta da "La morte corre sul fiume", "Lolita" e chissa' quanti altri noir che non ho visto o dimenticato); e poi il cerchio che segue ormai quasi ogni loro film, dall'hula hoop di Norville, alla palla di Dude, alle scatole di brillantina fluttuanti di Ulisses, qui come cerchione/ufo in uno dei fin troppi momenti di grande emozione del film.
Lungo, nella seconda parte non regala dei veri colpi di scena ma piuttosto delle evoluzioni infinite della vicenda, almeno fino alla scena conclusiva, che ne fa un capolavoro nei capolavori dei Coen.

