[alibandus]

lunedì, luglio 22, 2002

LA CASA DEL SONNO di Jonathan Coe - Feltrinelli

Unica esperienza con Coe, per il momento. Un tantinello sopravvalutato,se mi è concesso. O forse non è esattamente il genere di storia che mi si confà.
Insomma è vero che la curiosità era parecchia e la lettura procedeva spedita, ma da un inizio affascinante soprattutto per tutte quelle storie sui sogni, sull'assenza di controllo, la narcolessia e l'insonnia; si andava mano a mano verso una risoluzione degli incastri che intuivi appena passato metà libro, con delle soluzioni che tentavano di creare un'aria romantica/straziante e si rivelavano invece grottesche.
Per dirne una, la curva folle dello scienziato, per la miseria, era davvero necessaria? Mi sembrava di assistere a un vecchio film con Vincent Price, senza nemmeno l'ironia.
Non brutto, eh. Ma sopravvalutato, ecco.

venerdì, luglio 05, 2002

E Chucky pensò alla Ballata di Louis Bakey, una storia che il bombardiere non si stancava mai di ascoltare perché era come un grande spiritual negro che trasmetteva brividi di rispetto e meraviglia.
La storia di come Luis, superata per il rotto della cuffia la scuola per bombardieri, si ritrova nell'equipaggio di un B-52 a una quota di novemila metri sopra il Nevada Test Site, a simulare lo sgancio di una bomba nucleare di cinquanta chilotoni.
A simulare, badate bene, mentre un ordigno vero della stessa grandezza viene fatto esplodere dalla torre di lancio direttamente sotto il velivolo.
Perché l'idea era, Vediamo come reagiscono l'aereo e l'equipaggio, il metallo e la carne, al flash, all'esplosione, allo shock, allo spettacolo e così via.
E se ne vengono fuori più o meno intatti, forse un giorno lasceremo che sgancino loro la bomba.
Tutto l'aereo è oscurato. Finestrini schermati da imbottiture coperte di Reynolds Wrap. L'equipaggio ha i tamponi sugli occhi. Piccoli cuscinetti di nylon che per Louis hanno l'odore curioso ed eccitante della biancheria intima femminile.
Un volontario paramedico è sistemato su un sedile con quindici centimetri di cordino e una targhetta tipo bustina di tè che gli penzolano dalla bocca. Ha inghiottito il resto del cordino, a cui è attaccata una piccola lastra radiografica rivestita di gelatina d'alluminio, che ora è da qualche parte sotto l'esofago, per misurare il passaggio delle radiazioni attraverso il suo corpo.
Luis fa il suo finto conto alla rovescia e aspetta il flash. Un giovane forte e immortale in una nobile missione.
- Tre, due, uno.
Poi il mondo si illumina. Il corpo viene invaso da un bagliore che è come il tocco di Dio. E Louis riesce a vedere le ossa della propria mano attraverso gli occhi chiusi, attraverso lo spesso tampone piantato sulla sua faccia.
Giro la testa e tutt'intorno ci sono scheletri che ballano nel flash. L'ufficiale di rotta, l'istruttore-ufficiale di rotta, l'artigliere di coda, povero stronzo. Siamo morti volanti.
Ho pensato o Signore Gesù. Giuro su Dio che credevo di essere in paradiso. Il sudore mi scorre a rivoli sulla faccia e dagli interruttori esce fumo e la detonazione ci catapulta in su per migliaia di metri, contro le nostre migliori intenzioni.
Mi sembrava di volare dritto verso il giorno del giudizio con un reggiseno di nylon incollato alla faccia.
E quando l'oda d'urto ci ha colpito, siamo sbalzati in alto di altri settecanto metri, e quel'aereo enorme si comportava come una foglia in una notte di vento.
E io continuavo a vedere i morti volanti attraverso gli occhi chiusi, uomini scheletro con knee bone connected to the tigh bone, I hear the world of the Lord.
E pensavo che, essendo nero, sarei stato meno trasparente, più impenetrabile. E invece vedevo le mie ossa attraverso la pelle. Quel flash era troppo brillante per fare preferenze razziali.
Siamo tutti uguali agli occhi di Dio, questo ci serva da lezione.
E c'è il paramedico con il cordino che gli penzola dalla bocca e la mano sulla targhetta per non ingoiarlo, e io riesco a vedere la lastra radiografica attraverso la pelle, le ossa, le costole e non so cos'altro, e brilla come un'alba sul deserto.
Quando non corre più rischi a togliere il tampone e ad aprire gli occhi, Louis apre gli occhi, posa il tampone e si fa strada fatiosamente fino alla carlinga dove aiuta il secondo pilota a togliere l'imbottitura termica ed eccola lì, viva e bianca sopra di loro, la nube a fungo, e ribolle, chiacchiera e ridacchia come un'onnipotente visione, alla faccia di tutti.
Ho spalancato gli occhi e sono rimasti così e non si sono mai più veramente chiusi. Perché ho visto quello che ho visto. Quella cosa così grande, grossa e alta sopra di noi. Ed esplodeva e si gonfiava come non si era mai visto al mondo. E siamo passati oltre il gambo che saliva rapido, sibilando e chiacchierando, spingendo la nube su fin dentro la stratosfera.
Thigh bone connected to the hip bone.
Nel giro di pochi anni ho perso la capacità di scrivere a mano. Non riesco a scrivere il mio nome senza tremiti e scatti. Ormai piscio al rallentatore. E il mio occhio sinistro vede cose che riguardano il destro.
Underworld Don Delillo

mercoledì, luglio 03, 2002

La Mia Vita in Rosa di Alain Berliner

Ludovic hai 7 anni ed è convinto di essere nato maschio per sbaglio, a causa di una distrazione di Dio che ha distribuito male i cromosomi. Ama vestirsi e truccarsi, adora uno show in TV dove la protagonista è una specie di Barbie tutta cuori lustrini e felicità, sogna di sposare il suo amico del cuore non appena sarà diventato grande e donna (processo ovvio e naturale, nella sua ingenuità). La situazione, da un iniziale lieve imbarazzo, diventa mano a mano insostenibile per i genitori, che non riescono più a gestire la convivenza con i compagni di scuola e l'intera comunità, nella quale si scatena un'assurda e terribile cacciata del diverso. Il tutto è visto con gli occhi sinceri di Ludovic, così privi di malizia da non capire, letteralmente, il suo errore nel voler essere così com'è. I toni e i colori sono quelli dolci di una favola nella testa del bambino, si incupiscolo solo quando sulle sue piccole spalle si riversa tutto il peso dell'intolleranza, o quando la tensione accumulata allenta l'appoggio amorevole della sua famiglia (tranne quello della nonna, al solito la più tosta) ma il tocco comunque resta lieve e la vicenda non scade mai nel banale, nemmeno nei momenti più cupi.

lunedì, luglio 01, 2002

LA DONNA SCIMMIA di Marco Ferreri

All'uscita di questo film il produttore Ponti volle che per il mercato francese fosse girata una versione buonista, preoccupato dall'ondata di voci indignate da una storia così perfida. E perfida lo è davvero, con Tognazzi in un ruolo tra i più sgradevoli della sua carriera, meschino sfruttatore dell'ingenuità e della disperata ricerca d'amore di una ragazza insolitamente pelosa, "comprata" in un convento con l'impegno di farne una donna rispettabile. I suo comportamento con lei sarà abominevole, ma se la figura del marito è certo la più negativa del film, neppure gli altri personaggi si risparmiano quanto a cattiveria. Un film acido che lascia un senso di vuoto come se demolisse tutto ciò che di positivo può esserci nei rapporti tra le persone, con un pessimismo così violento da sconfortare.