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domenica, settembre 29, 2002
mercoledì, settembre 18, 2002
UNDERWORLD di Don DeLillo Einaudi
Perché non riesco a mollarlo.
Finito molto prima delle ferie, ancora mi accompagna. Uno di quelli che ti capita di riaprire e rileggere senza fretta, strano per me, non succede di frequente. O meglio, riletture sì (anche questa lo era) ma riprenderlo a pezzi mai. Sarà perché poi ho letto cose graziose ma che non hanno lasciato scia, sta di fatto che continua a ripresentarsi.
E' corposo, incessante, come un fiume. E' in grado di lasciarti stupita dalla bellezza di certi passaggi, dal linguaggio usato, dal modo in cui il racconto salta da un'epoca all'altra mentre su tutte, sempre, sta l'ombra del rifiuto sia umano che industriale: lo smaltimento delle scorie tossiche nelle caverne, gli affari che ne derivano, o il riutilizzo degli scarti in "luoghi carichi d'Epifanie" come
le Watts Tower di Los Angeles; poi ci trovi di tutto, dalla paura della bomba nel dopoguerra ai party degli artisti newyorchesi, ai programmi televisivi, all'emarginazione del ghetto, tanto che alla fine ti sembra di conoscere più America di quanto non ti capiti con la lettura di saggi, ed essere entrata davvero nelle varie età, vicoli e palazzi ma anche nei deserti, nei poligoni di tiro, nelle discariche.
La ricchezza dei personaggi completa tutto il resto, quelli di finzione e quelli reali, un insieme tenuto attaccato da un macguffin perfetto: la palla da baseball battuta fuoricampo da Bobby Thomson nella partita giocata il giorno stesso del primo grande esperimento nucleare sovietico, palla che passa di mano ai diversi protagonisti, scomparendo e riapparendo in epoche e situazioni diverse.
E' un romanzo splendido, quasi pari a quell'altro capolavoro di Rumore bianco, che era probabilmente ancora più intenso e pessimista.
Perché non riesco a mollarlo.
Finito molto prima delle ferie, ancora mi accompagna. Uno di quelli che ti capita di riaprire e rileggere senza fretta, strano per me, non succede di frequente. O meglio, riletture sì (anche questa lo era) ma riprenderlo a pezzi mai. Sarà perché poi ho letto cose graziose ma che non hanno lasciato scia, sta di fatto che continua a ripresentarsi.
E' corposo, incessante, come un fiume. E' in grado di lasciarti stupita dalla bellezza di certi passaggi, dal linguaggio usato, dal modo in cui il racconto salta da un'epoca all'altra mentre su tutte, sempre, sta l'ombra del rifiuto sia umano che industriale: lo smaltimento delle scorie tossiche nelle caverne, gli affari che ne derivano, o il riutilizzo degli scarti in "luoghi carichi d'Epifanie" come
le Watts Tower di Los Angeles; poi ci trovi di tutto, dalla paura della bomba nel dopoguerra ai party degli artisti newyorchesi, ai programmi televisivi, all'emarginazione del ghetto, tanto che alla fine ti sembra di conoscere più America di quanto non ti capiti con la lettura di saggi, ed essere entrata davvero nelle varie età, vicoli e palazzi ma anche nei deserti, nei poligoni di tiro, nelle discariche.
La ricchezza dei personaggi completa tutto il resto, quelli di finzione e quelli reali, un insieme tenuto attaccato da un macguffin perfetto: la palla da baseball battuta fuoricampo da Bobby Thomson nella partita giocata il giorno stesso del primo grande esperimento nucleare sovietico, palla che passa di mano ai diversi protagonisti, scomparendo e riapparendo in epoche e situazioni diverse.
E' un romanzo splendido, quasi pari a quell'altro capolavoro di Rumore bianco, che era probabilmente ancora più intenso e pessimista.
martedì, settembre 17, 2002
domenica, settembre 08, 2002
59 MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA
Venezia 2002
Terzo anno in cui seguo la Mostra per intero, la parabola mi pare un po' discendente. Strano leggere/sentire nei giornali e in TV che il livello dei film e' buono, ma chi lo dice? Certo non quelli che erano in sala, immagino.
Le proiezioni, innanzitutto: appare sempre piu' evidente che si voglia scoraggiare chi ha l'accredito culturale, che paga la misera cifra di 25E al posto del certo piu' lucroso abbonamento, negando una proiezione serale decente (per noi solo retrospettive sovietiche, corti o film di Antonioni - che per carita', belli si' ma insomma) ed obbligando a file di 1 ora/1 ora e mezza con la speranza che il film previsto valga lo sforzo. Fare la fila per un film non e' certo una tragedia, farlo per quasi tutti alla fine ti risulta pesante. Ma tant'e'.
La media, dicevo. A meta' della Mostra mi chiedevo se davvero nessun film potesse dare uno scossone alla calma piatta, mi trovavo ad esaltare film carini solo perche' almeno non erano brutti, visto che solo Mullan e Haynes m'avevano lasciato qualche segno. Poi per fortuna sono arrivati anche Kitano, 11'09''02 e Oasis, che hanno alzato la media. Il colpo di coda, grazie al cielo degli oltre 30 film visti me ne rimangono un bel po', mentre alcuni saltati vedro' di recuperarli in sala, se mai
usciranno.
ROSA LA CHINA di V.Samiento
Un polpettone radiofonico che forse voleva essere ironico, forse no.
Primo film visto, la Mostra parte male, rimane tra i titoli piu' brutti.
LILJA 4-EVER di L.Moodysson
Primo abbaglio, forse perche' arrivava dopo il film cubano. Sembra piu' bello di quello che e' in effetti, uno di quei film che ridimensioni gia' dopo qualche ora. La storia della ragazzina russa a cui capita tutto il peggio che c'e' coinvolge, ma lascia un sapore di finto che non va via.
FULL FRONTAL di S.Soderberg
Meta-meta-meta cinema, come l'ha definito uno degli iaciner presenti.
Ruffiano? Forse, anzi sicuramente si', non tutto regge e ci sono dei momenti discutibili, la storia si avvita troppo su se stessa e c'e' del compiacimento spudorato; ma il film e' interessantissimo, da rivedere.
FRIDA di J.Taymor
Alti e bassi, momenti visivamente potenti soprattutto quando ci si concentra sui suoi quadri, molto piu' retorico e insopportabilmente patinato nella love story con il compagno, un po' ridicolo nelle figure storiche di contorno, Salma si fregia del monociglione ma non azzarda i baffi della vera Frida, codarda.
THE MAGDALENE SISTERS di Peter Mullan
Primo scossone del festival, un film solido che colpisce duramente, impossibile rimanerne fuori. Molto criticato solo dai giornali cattolici, mette d'accordo tutti gli altri. Uscira' presto in sala, e' consigliatissimo.
BETWEEN STRANGER di Edoardo Ponti
Sue sono la sceneggiatura e la regia. La prima e' molto banale, si accoda senza troppa fortuna al genere storie di varie persone che si incrociano; la seconda e' piatta piatta, senza infama ne' lode, gli attori sono bravi e probabilmente il film lo salvano loro.
Stroncato sulla fiducia, si rivela meno peggio del previsto.
PUGNI E SU DI ME SI CHIUDE IL CIELO di Andrea Adriatico
Un corto inutile
AIKI di Daisuke Tengan
Storia ispirata a un fatto vero, con un promettente boxeur che dopo un incidente rimane paralizzato, con la sua discesa nella depressione e infine la rinascita con un nuovo sport. Film modestissimo, l'avrei visto bene nel genere "sport-amicizia-un domani migliore" del Far East Film Festival di Udine.
AU PLUS PRES DU PARADIS di Tonie Marshall
Carino. La parte ambientata in Francia e' mortale (lei ama lui ma lui non c'e' e vorrei ci fosse e parliamone), si risolleva quando si trasferisce a New York, almeno li' ci sono una citta' e un William Hurt seducenti. Ma e' un film dimenticabile.
ROAD TO PERDITION di Sam Mendes
Uno iaciner m'ha detto "a te che piace Scorsese questo film DEVE fare schifo". E invece no, lo considero un buon lavoro con un Hanks discreto e un Law ottimo, Newman dinosauro dal grande fascino e una storia classica, dall'inizio alla fine, scontata certo ma che importa. Amo i film di gangster, coi buoni e i cattivi, con il senso dell'onore e il rispetto per i figli sia reali che acquisiti (dalla malavita). Discreto
LA VIRGEN DE LA LUJURIA di Arturo Ripstein
Interessante, sicuramente. Ma ne ho visto poco, vinta dalla lentezza (del film) e dal sonno (mio). Ronf
LA BOITE MAGIQUE di Ridha Behi
Una specie di Nuovo Cinema Paradiso in versione tunisina.
Carino piu' o meno come il film di Tornatore.
OMAGGIO AI FRATELLI QUAY
Bellissimi corti, visioni inquietanti, alla lunga insostenibili
BUENOS AIRES ZERO DEGREES di Wong Kar-Way
Documentario sulla realizzazione del film per me piu' bello di WKW: Happy Together. Ne viene fuori che fu una storia con molti altri racconti al suo interno, con cambiamenti in corso d'opera e la lavorazione interminabile per cui molti progettavano di scappare a casa. Credo sarebbe un prodotto adattissimo per essere incluso in un DVD del film in questione, anche se potrebbe benissimo avere vita propria. L'ho trovato molto bello, ma questo credo valga solo per chi ha amato HT.
VELOCITA' MASSIMA di Daniele Vicari
Chi ha scritto che e' la versione coatta di Fast and Furious probabilmente ha ragione, peccato non aver visto il film americano.
FÜRER EX di Winfred Bonegel
Stesso destino di Lilja 4-ever, sembra discreto poi ci ripensi e dici ma no. Tema interessante (neonazismo nell'ex Germania dell'est), realizzazione discutibile.
K-19 THE WIDOWMAKER di Kathryn Bigelow
E' esattamente quello che ti aspetti da un film della Bigelow.
Non male.
PONIENTE di Chus Gutierrez
Problema dell'immigrazione e dello sfruttamento dei lavoratori stagionali e' la base di questo film, che prende una piega sentimentale ma non si discosta tanto dall'argomento principale. Discreto.
FAR FROM HEAVEN di Todd Haynes
Appena uscira' saro' li' a rivedermelo. Perche' e' un capolavoro, il film piu' bello della Mostra, un meraviglioso omaggio al cinema di Douglas Sirk che vive pero' di luce propria. Perfetto.
RIPLEY'S GAME di Liliana Cavani
Ed ecco invece il film piu' brutto, sciatto e triste della Mostra.
Sembra sul serio un telefilm tedesco, ma di quelli piu' letali.
A SNAKE OF JUNE di Shinia Tsukamoto
Non sono un'amante del suddetto, ho resistito 40 minuti alla visione di Tetsuo, quindi forse non sono affidabile. Nel senso che gli estimatori dicono che non c'e' niente di nuovo, che si e' ammorbidito etc; mentre a me e' piaciuto moltissimo. Pioggia scura, corpi, storia non molto originale ma affascinante grazie al modo in cui e' stata messa in scena.
THE BEST OF TIMES di Chang Tso-chi
Neanche questa storia era particolarmente originale, con due piccoli delinquenti, le loro famiglie e storie; abbastanza piatto, si risolleva con un bel finale.
L'HOMME DU TRAIN di Patrice Leconte
Buon film con un buon dialogo, bello il rapporto tra i due uomini, discutibile il finale. Sara' certamente un successo in sala.
THE MISSING GUN di Lu Chuan
Tra uno sbadiglio e l'altro non m'e' sembrato male. Ma a volte i film sono davvero troppo-troppo lunghi.
TEN MINUTES OLDER di registi vari
Come spesso succede i film collettivi sono abbastanza discontinui, questo non fa eccezione. Parte con un compitino mediocre di Bertolucci, finisce con un urto di Godard. In mezzo molta noia e qualche bel momento.
UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE di Michele Placido
Credevo peggio. Chi pensa di vedere un film in cui la poesia ha un ruolo fondamentale si arrabbiera' molto. E' la storia della passione tra Campana e la Aleramo, tutto cio' che li circondava e' lasciato in secondo, anzi terzo piano.
UN HOMME SANS L'OCCIDENT di Raymod Depardon
Visivamente splendido, faticosa la visione.
BLOOD WORK di Clint Eastwood
A chi piace Eastwood piacera' anche questo, gli altri possono tranquillamente risparmiare i soldi del biglietto.
KEN PARK di Larry Clark
Se dico che l'ho trovato fetido saro' tacciata di perbenismo?
Puo' darsi, ma mi chiedo perche' troncare di botto le storie all'interno del film ed insistere con l'aspetto vojeuristico. Forse Clark non fa per me.
MITSU NO ONNA di Hidenori Sugimori
Pochissimo dialogo, immagini splendide, storia minimale, ma assai bello.
DOLLS di Takeshi Kitano
Magnifico, si piazza al secondo posto nella mia personale classifica dei film di Venezia. E' vero che e' lunghissimo e lento, ma e' di una grazia unica.
MY NAME IS TANINO di Paolo Virzi'
Com-media italiana, poteva dare molto di piu'.
DIRTY PRETTY THING di Stephen Frears
L'ho trovato molto bello, grazie al cielo Frears s'e' risollevato dopo l'orrendo Liam. Pure questo spacchera' in due le critiche.
NAQOYQATSI di Godfrey Reggio
Prima esperienza con Reggio e le musiche di Glass, visto a mezzanotte e con lo schermo che praticamente m'avvolgeva, non sono riuscita a staccare gli occhi dalle immagini. Ipnotico.
SUBWAY KIDS di Jung il Sohn
Corto, lunghissimo. Yawn
11'09''01 September 11 di registi vari
Come gia' scritto e' il film forse di impatto maggiore, in questi ultimi giorni. Altalenante la qualita' dei corti, i migliori rimangono quello del messicano Gonzales Inarritu, l'africano Ouedraogo, Loach, Imamura e ovviamente Penn. Esce in sala fra tre giorni, da non perdere per nessuna ragione.
OASIS di Lee Chang-Dong
Film molto bello, c'erano voci che fosse il favorito per il leone, alla TV invece dicono che sara' il turno di Leconte. Sarebbe un peccato, la storia e' tenera e dolorosa, non di facile approccio, soprattutto all'inizio richiede molta pazienza. Uno dei finali piu' delicati, un'attrice straordinaria.
PASOS DE BAILLE di John Malkovich
Non so che pensarne. M'e' sembrato ambiguo, ma non conosco molto delle vicende che stanno dietro al film. La realizzazione e' dignitosa, per la storia devo pensarci ed informarmi.
L'ANIMA GEMELLA di Sergio Rubini
Tra chi era in sala con me sono stata l'unica a non trovarlo scandalosamente brutto. Anzi, mi ci sono anche divertita. Staro' invecchiando.
SHADOWS di John Cassavetes
Lo vedo per gratitudine a Cassavetes, e' il suo primo film, restaurato.
Sembrano immagini riprese di nascosto in un momento reale della vita di questi fratelli, a volte frenetiche, spesso accompagnate da musica jazz, ruvide e istintive. Splendida archeologia.
Infine i miei personali premi:
FILM - Far From Heaven
ATTORE - Jean Rochefort
ATTRICE - Julianne Moore

