IL MORBO DI HAGGARD di Patrick McGrath Patrick ed.Adelphi
Un uomo racconta la storia di un amore clandestino che segnerà in modo indelebile la sua vita e quella delle persone a lui care.
La storia si svolge in Inghilterra nei primi tempi del secondo conflitto mondiale e l'atmosfera di paura e oppressione che circonda i personaggi si specchia nell'evoluzione della vicenda, che sarà via via più incerta e claustrofobica e che comporterà stravolgimenti anche fisici nei protagonisti.
E' proprio in quest'ultimo particolare che sta il punto forte del romanzo, dove si parla di corpi corrotti dalla malattia o resi invalidi da un incidente, o ancora estranei e mutanti, tutto questo narrato come una confessione dal protagonista, Edward Haggard, al figlio della sua amante che finirà per essere la sola scintilla di una vita disperata, l'ultima luce.
Ho trovato molto bello il modo di narrare dell'autore, che anticipa spesso i passi successivi con brevi battute, tali da farci capire fin dall'inizio che la storia avrà un triste epilogo, così che non ci sforziamo di immaginare lo svolgersi della vicenda, tutto sommato abbastanza banale, ma veniamo catturati dal clima di corruzione e malattia, dal morboso attaccamento che Haggard dimostra di avere nei confronti del ragazzo, situazione che in qualche breve tratto mi ha fatto venire in mente "Morte a Venezia".
Ciò che non ho amato è stato il prolungarsi eccessivo di certe descrizioni soprattutto ambientali, dei lunghi passi abbastanza ripetitivi anche se, immagino, fossero necessari per comprendere l'ossessione del protagonista.
Un uomo racconta la storia di un amore clandestino che segnerà in modo indelebile la sua vita e quella delle persone a lui care.
La storia si svolge in Inghilterra nei primi tempi del secondo conflitto mondiale e l'atmosfera di paura e oppressione che circonda i personaggi si specchia nell'evoluzione della vicenda, che sarà via via più incerta e claustrofobica e che comporterà stravolgimenti anche fisici nei protagonisti.
E' proprio in quest'ultimo particolare che sta il punto forte del romanzo, dove si parla di corpi corrotti dalla malattia o resi invalidi da un incidente, o ancora estranei e mutanti, tutto questo narrato come una confessione dal protagonista, Edward Haggard, al figlio della sua amante che finirà per essere la sola scintilla di una vita disperata, l'ultima luce.
Ho trovato molto bello il modo di narrare dell'autore, che anticipa spesso i passi successivi con brevi battute, tali da farci capire fin dall'inizio che la storia avrà un triste epilogo, così che non ci sforziamo di immaginare lo svolgersi della vicenda, tutto sommato abbastanza banale, ma veniamo catturati dal clima di corruzione e malattia, dal morboso attaccamento che Haggard dimostra di avere nei confronti del ragazzo, situazione che in qualche breve tratto mi ha fatto venire in mente "Morte a Venezia".
Ciò che non ho amato è stato il prolungarsi eccessivo di certe descrizioni soprattutto ambientali, dei lunghi passi abbastanza ripetitivi anche se, immagino, fossero necessari per comprendere l'ossessione del protagonista.

