[alibandus]

domenica, gennaio 26, 2003

LE DUE TORRI di P.Jackson
Il primo mi era piaciuto davvero, davvero tanto. Questo qui, mah. Niente da dire, e' spettacolare e tutto il resto, ma rimpiango l'impianto del primo. Forse per i personaggi, per la descrizione di questo mondo che non conoscevo (e che non approfondiro'), ma stavolta la battaglia ad un certo punto m'ha annoiato di brutto. Unico punto molto bello: l'attraversamento delle paludi, tristissimo e inquietante. In compenso gli orchi non hanno fatto paura neanche a me, che notoriamente...
E, ultima cosa, la love story messa li' in mezzo ci stava come la maionese nei krapfen. Grazie al cielo, cmq, il nano regala qualche momento ironico, altrimenti tutta quella seriosita' m'avrebbe ammazzato.
Non brutto, anzi, ma aspetto il prossimo e spero sia meglio.

L'APPARTAMENTO SPAGNOLO di Cédric Klapisch
Praticamente la storia di tutti gli studenti che conosco condensata in un film. Gradevole e disimpegnato come una chiacchierata di due ore.

GANGS OF NEW YORK di Martin Scorsese
Bellissimo. Non un capolavoro, forse, ma bellissimo. Alcuni momenti di stanca a meta', prima dell'avvio delle ostilita' tra i due in gioco, ma la fine ripaga di tutto. So perfettamente di non essere neutrale, ma tant'e'. Dopo di aver letto qualcosa da chi ne era stato deluso mi aspettavo un polpettone pieno di buchi, ma se c'erano non me n'e' importato niente. Il momento dello sbarco degli stranieri e immediato imbarco con divisa e fucile e' una delle scene che amero' ricordare per
sempre.

mercoledì, gennaio 22, 2003

IL SIGNORE DEGLI ANELLI - LE DUE TORRI di Peter Jackson - 6 1/2

CHI STA BUSSANDO ALLA MIA PORTA? di Martin Scorsese - 7
Dalle prime immagini ho pensato di trovarmi di fronte al fratello di Shadows, film di Cassavetes visto qualche mese fa alla Mostra di Venezia: stesso nervosismo, stesso uso della musica che lì era jazz mentre qui rock and roll, vicinanza di volti, ambiente descritto.
In CSBAMP vedo per la prima volta quella che sarà una costante nel cinema di Scorsese, quel senso di colpa ed espiazione di stampo cattolico che segna la parabola del protagonista, il suo rapporto con la famiglia e i simboli (una madonnina sul comò della camera dei genitori, guai a rovinarla pena la morte di mammà), gli amici e il loro cazzeggio da vitelloni, la netta distinzione tra donne da sposare e quelle con cui divertirsi. Proprio quest'ultimo punto è quello che più ricorre in tutto il film, a partire dalla spiegazione quasi ingenua che Charlie dà a Katie del significato di ragazza a porte aperte o chiuse, l'ossessione che lo devasta all'idea che la sua ragazza, quella che lui stesso esitava a toccare, fosse stata già stata violata da un altro, tanto che alla fine essendone realmente innamorato si sente di perdonarla e sposarla comunque. Espressione idiota che ovviamente lei non accetta e che lui considera definitiva, a questo è servita l'educazione che ha avuto: il sesso senza colpa va fatto solo con ragazze compiacenti o sognato senza freni in uno spazio nudo con corpi nudi (a proposito, credo di aver visto Keitel svestito più volte di qualsiasi altro attore) e magari sottolineato da una canzone peccaminosa, quel "the end" che per una volta non collego alla scena del napalm nella giungla.
Bel finale triste e grottesco, col rifugio tra le braccia della tradizione e dei simboli, un richiudersi nella propria ignoranza e nelle abitudini, nella sicurezza delle cose di sempre, sane e perbene.

venerdì, gennaio 03, 2003

L'APPARTAMENTO di Billy Wilder 1960

C.C.Baxter, anonimo dipendente di una grande società, si trova a dover prestare il suo appartamento da scapolo ai dirigenti dell'azienda (che lo usano per incontri galanti al sicuro dalle mogli) in cambio della promessa di un aumento di stipendio. Tutto procede più o meno bene, fino a che una sera, rincasando, trova riversa sul letto Fran Kubelik (la ragazza dell'ascensore, da cui era attratto) che ha tentato il suicidio dopo essere stata scaricata dal suo accompagnatore. Da quel momento in poi Baxter si troverà costretto a fare delle scelte, a mettere davanti la compassione all'ambizione, l'affetto ai vantaggi di un ruolo da ruffiano.
Billy Wilder tratteggia splendidamente la tristezza di una vita di solitudine e speranze vane, tutto dietro ad una commedia diretta benissimo, dal ritmo perfetto, con una combinazione misurata di cinismo e tenerezza.
Il personaggio di Shirley Mac Laine è dolce e indifeso, ma quello di J.Lemmon è addirittura magnifico, con una caratterizzazione della piccola meschinità di un impiegatuncolo che pur di avere un avanzamento di carriera (e di poter indossare un cappello elegante) non esita a concedere senza riserve l'intimità della sua casa, a fare da servo accomodante, con una dignità che scende a zero soprattutto quando si permette di giudicare lei, trovandola agonizzante nella sua stanza.
Lui non è simpatico, anzi è fastidiosamente dedito all'organizzazione degli orari di visita dell'appartamento, si risolleva solo quando è costretto a prendersi cura di lei, ma tutto sommato quello che provoca in noi è un sentimento di compassione per la sua solitudine, il suo triste arrivismo, la sua delusione finale.