[alibandus]

lunedì, giugno 09, 2003

VISIONI SONORE
A Pordenone serate ad alto tasso kulturny, ho visto il primo degli appuntamenti di "Schermo sonoro", incontri tra cinema e musica.
Tre i film proposti: "Film" di Alan Schneider e Samuel Beckett, "Un chant d'amour" di Jean Genet e "Emar Bakia" di Man Ray, con accompagnamento musicale di Geoff Farina.

Tre piccoli gioielli con tema comune la percezione visiva: nel primo si assiste al percorso di un uomo anziano (Buster Keaton) incontro alla morte, con la negazione dello sguardo proprio e altrui, quasi tutto visto soggettivamente attraverso il suo occhio appannato e oggettivamente con lui sempre di spalle mentre cerca di sottrarci la sua immagine come fa con tutti: coi vicini di casa, gli animali, gli specchi, le immagini e qualsiasi oggetto possa riportargli la sensazione di essere osservato e persino a sé stesso, alla fine. In alcuni momenti ricorre alla gag (quando cerca di buttare fuori di casa il gatto e dalla porta entra il cane, ci riprova col cane e rientra il gatto e così via) ma su tutto rimane una sensazione di angoscia sottolineata dallo splendido accompagnamento musicale, così distante dal Farina che conoscevo (quello dei Karate, gruppo di cui e' leader) e ugualmente affascinante, soprattutto nella parte dedicata ai movimenti dell'uomo all'interno della la stanza, resi in maniera morbida con percussioni e chitarra.

Il secondo, unico film mai realizzato da Genet, è forse ancora più bello. Si tratta del tema dello sguardo anche qui, stavolta segnato dal desiderio all'interno di una prigione, negato tra vicini di cella e celato dietro lo spioncino da parte del secondino, con dei momenti di grande tensione erotica esibita in maniera anche piuttosto esplicita.
In questo caso la musica ha preso un andamento ipnotico, molto sensuale, splendido risultato.

Per quanto riguarda l'ultimo, quello di Man Ray, è indubbiamente interessante, comunque freddo se paragonato ai due precedenti e un po' per stanchezza l'ho guardato rilassata (non dormendo, eh) godendo solo dei bianchi e neri, come una danza.

Infine Farina ha concluso con un brano staccato dai film, accompagnato dagli altri due musicisti (Luther Gray e Dan Littleton), sempre molto bello anche se con attimi distorti un po' troppo prolungati, per il mio personale gusto.

venerdì, giugno 06, 2003

RESPIRO - E.Crialese
Recuperato nelle sale, ho l'occasione di vederlo anch'io.
Non mi spiego questo incredibile successo in Francia, immagino sia dato dall'aspetto esotico che acquista un film italiano con i pescatori il mare i pesci le donne in media orrende su cui spicca quella bellezza assoluta della Golino (nella prossima vita vorrei avere quell'aspetto lì, preciso), giacché la storia in sé non è poi così spettacolare, anzi a volte un pelino trita (la suocera stronza, il carabiniere stile Pane amore & fantasia). Rimane un buon film, con dei momenti incantevoli e una colonna sonora affascinante (esclusa la canzone di Patty Pravo, funzionale ma per me insopportabile), per la descrizione tenera del rapporto edipico e anche per il finale, solo che probabilmente sono stata influenzata da aspettative un po' troppo alte.

SOLARIS - S.Soderberg
Meglio non paragonarlo al precedente, lo vedo così com'è da solo. Ed è davvero un bello spettacolo, con un modo di raccontare la vicenda piano piano senza grossi scossoni ma una tristezza che ingloba tutto e che avrei voluto durasse ancora, per molti altri minuti di film.

X-MEN 2 - B.Singer
Non avevo visto il primo ma mi son proprio divertita, fighissimo il modo di togliere il ferro dal sangue da parte del cattivo. Unica parte noiosetta, il combattimento dei due tipi con le unghie di ferro.

CONFESSIONI DI UNA MENTE PERICOLOSA - G.Clooney
Un bell'esordio, divertente e acido quanto basta, sarà pure stracopiato ma se tanto mi dà tanto vedo un futuro interessante, per quell'attore lì. Le strizzatine d'occhio (lo show di Rosemary Clooney e le comparsate di Pitt/Damon) mi son sembrate divertenti e amen se sono scorciatoie per ingraziarsi il pubblico, nell'insieme non disturbano affatto.

LA 25a ORA - S.Lee
Mamma mia, uno di quei casi di brividi alti che mi capitano saltuariamente, la sorpresa di un film che ho amato più di quanto immaginassi, niente di oggettivo ma emozione pura, che non sono in grado di spiegare.

giovedì, giugno 05, 2003

5° FAR EAST FILM Udine - dal 24 aprile al 1° maggio 2003

The Way Home - Lee Jeong-yang (Corea)
Nulla di particolarmente originale nella storia del bimbo viziato supertecnologico che entra a contatto con la natura, la campagna, la vecchissima nonna che prima disprezza e poi ama; tuttavia ha alcuni momenti molto teneri, la donna e' effettivamente bellissima nella deformità data dagli anni e la fatica.

The Housemaid - Kim Ki-young (Corea)
Film datato 1960, fa parte della retrospettiva dedicata a questo regista. La vicenda narra di una famiglia sconvolta dall'arrivo di una cameriera perversa che irretisce il marito, prende il posto della
moglie, terrorizza i bambini con lo spauracchio del topicida nelle pietanze.
In alcuni momenti un brividino serpeggia, ma l'andazzo è quello di un drammone alla Matarazzo che si risolve alla fine con un sermone moraleggiante sui pericoli dell'avidità femminile e la lussuria maschile.

Graveyard of honor - Mike Takashi (Giappone)
Troppo, troppo lungo. Un personaggio totalmente negativo e la sua ascesa e caduta come membro della yakuza, con una violenza talmente esibita da essere persino ridicola, sangue a secchiate, vomito ed escrementi, quasi subito l'effetto drammatico scompare e infine farebbe quasi ridere, se non si schiantasse dalla noia.

Mist - Kim Soo-yong (Corea)
Datato 1967, ha l'aria di un film italiano dello stesso periodo, con un viaggio del protagonista (uomo affermato con un bel matrimonio e imminente promozione a dirigente) a ritroso nel suo passato, nel vecchio paese nebbioso (quasi pianura padana, si direbbe), i vecchi amici e l'amore del tempo che fu, chi eravamo cosa siamo diventati cosa abbiamo perso eccetera. Lui ha l'aspetto di un giovane Mastroianni, il film è tutto sommato discreto.

Infernal Affairs - Andrew Lau e Alan Mak (Hong Kong)
Un bel film d'azione, campione d'incassi in patria e si capisce, pure questo soffre di qualche lungaggine ma sopportabile, la storia e' quella di due infiltrati, un poliziotto tra i criminali e un criminale tra i poliziotti, bella l'interpretazione dei due protagonisti (uno meglio dell'altro, ma la bilancia pende inesorabilmente per Tony Leung), purtroppo non finisce abbastanza male per i miei gusti.

Yesterday - Jeong Yun-su (Corea)
Storia mezzo fantascientifica su laboratori segreti ed esperimenti genetici, non era poi così male come detto da tutti all'uscita, una cosa stile film americano di serie B con la differenza che qui gli inseguimenti, le sparatorie e le esplosioni sono davvero troppe persino per un film simile.

Ping Pong - Sori Fumihiko (Giappone)
Due amici, la loro crescita, le sfide e vicende varie in una squadra liceale di ping pong. Molto gradevole, non si discosta dai film simili.

Better than sex - Su Chao-pin e Lee Feng Bor (Taiwan)
Comicità di grana grossa, una roba tipo Porky's.

A perfect match - Mo Ji-eun (Corea)
Commedia romantica che ha per protagonista una ragazza che lavora in un'agenzia matrimoniale e cerca di accoppiare gli altri senza riuscirci con sé stessa. Carino, una mezz'ora in meno avrebbe giovato.

Visible secret II - Abe Kwong (Hong Kong)
Altra storia d'amore stavolta con fantasmi in mezzo, un'appartamento forse stregato, personaggi misteriosi, etc. A tratti inquetante, si perde in troppe false piste e la maggior parte degli indizi vengono fatti cadere nel vuoto, ma non male tutto sommato.

Shangri-la - Miike Takashi (Giappone)
Bella storia di solidarietà in un villaggio di senzatetto, luogo con un'armonia che contrasta lo stress e la paura di non farcela tra i cittadini giapponesi normali con lavoro e dipendenti da pagare. Le carognate di un ricco senza scupoli saranno puntualmente punite da questo manipolo di personaggi bizzarri, il tutto con una buona dose d'ironia che stempera un po' l'eccesso di bontà e perfezione di questa piccola insolita comunità .

No blood no tears - Ryu Seung-wan (Corea)
Paragonato a un Thelma e Louise coreano, non si capisce per quale motivo se non per avere due protagoniste donne, racconta di un accordo tra una taxista alla quale è stata tolta la figlia, molto ruvida e in perenne debito con alcuni boss; e la ragazza di uno scagnozzo del boss, più femminile e languida, che vorrebbe fare la cantante in Giappone e che indossa perennemente occhiali da sole. In mezzo c'è un bottino da spartire, per averlo assisteremo a doppi e tripli giochi, un milione
d'inseguimenti, pestaggi, ferite e ammazzamenti.
Non un brutto film, ma con troppe lungaggini nei combattimenti, che potevano essere sforbiciati tutti di un bel po'.

The stewardess - Sam Leong (Hong Kong)
Un ragazzo che scrive sceneggiature ha il desiderio di andare a letto con una donna giapponese, gli capita un'hostess d'aereo che inizialmente sembra solo non esprimersi bene la lingua, poi si capisce che non è "perfettamente" a posto con la testa.
Parte in maniera divertente, poi passa al thriller, poi torna sul grottesco e poi cambia ancora, troppe cose e mal organizzate, tra le tante scene ricordo una citazione ironica da "In the mood for love" che m'ha fatto ridere un pezzo (si vede lui serio e in penombra nel suo ufficio, la mdp si avvicina lentamente tra la musica stile itmfl e il fumo di sigaretta che sale, per scoprire infine che sta leggendo un fumetto porno).

Where heve the flowers gone - Gao Xiaosong (Cina)
Non ci ho capito niente. Temevo fosse per la mia scarsa dimestichezza coi sottotitoli, invece m'hanno confermato che la colpa non era mia. Una storia d'amore quasi truffautiana di una donna e due amici, con in mezzo dei siparietti simbolici che m'hanno mandato ancora più in confusione.
Forse l'intento era poetico, non lo so, non ci sono arrivata.

PTU - Johnnie To (Hong Kong)
Film in anteprima, molto bello, racconta di una notte in cui una squadra di polizia deve aiutare a recuperare la pistola di un agente dall'andazzo ambiguo pestato da un gruppetto di piccoli delinquenti, episodio che scatena tutta una serie di eventi che porteranno allo scontro finale in un crescendo di tensione ben manipolata.

mercoledì, giugno 04, 2003

UBRIACO D'AMORE di P.T.Anderson
Sandler era una faccia anonima, mai visto al lavoro prima d'ora, non posso piazzarlo all'interno di un "genere" e forse questo potrebbe levarmi parte del gusto di vederlo in un film così bello.
Stupefacente, una goduria assoluta.
Un film tenero, ansioso e profondamente romantico, folle, con dialoghi esilaranti e momenti di una delizia totale (tutte le conversazioni telefoniche).

Ho paura che sia il film piu' bello visto quest'anno.

lunedì, giugno 02, 2003

IO NON HO PAURA di Gabriele Salvatores
Sbagliavo, mesi fa, dicendo che è un film che avrei tranquillamente evitato. Per quanto mi riguarda è il migliore Salvatores mai visto, anche Abatantuono (il dubbio sulla sua scelta era il più grande espresso qualche mese fa) è laido quanto doveva essere, pensando al libro.
Il libro che viene seguito quasi pari, con tutta l'angoscia e la paura di un bambino, il suo non capire l'idiozia dei grandi, il crollo del mito tra le mura domestiche, quella "perdita d'innocenza" descritta più volte al cinema con risultati alterni ma qui bene, con un rispetto del punto di vista di un decenne, del suo orizzonte sconfinato giallo grano e del piccolo mondo di macchinine, biciclette, tradimenti e prove di coraggio, barche in TV che sono velieri e barche sopra la TV da non toccare, una Barbie rotta che sott'acqua sembra una fata e fuori plastica brutta, che belle queste intuizioni, che bella mano ha dimostrato Salvatores, che bel film.