VISIONI SONORE
A Pordenone serate ad alto tasso kulturny, ho visto il primo degli appuntamenti di "Schermo sonoro", incontri tra cinema e musica.
Tre i film proposti: "Film" di Alan Schneider e Samuel Beckett, "Un chant d'amour" di Jean Genet e "Emar Bakia" di Man Ray, con accompagnamento musicale di Geoff Farina.
Tre piccoli gioielli con tema comune la percezione visiva: nel primo si assiste al percorso di un uomo anziano (Buster Keaton) incontro alla morte, con la negazione dello sguardo proprio e altrui, quasi tutto visto soggettivamente attraverso il suo occhio appannato e oggettivamente con lui sempre di spalle mentre cerca di sottrarci la sua immagine come fa con tutti: coi vicini di casa, gli animali, gli specchi, le immagini e qualsiasi oggetto possa riportargli la sensazione di essere osservato e persino a sé stesso, alla fine. In alcuni momenti ricorre alla gag (quando cerca di buttare fuori di casa il gatto e dalla porta entra il cane, ci riprova col cane e rientra il gatto e così via) ma su tutto rimane una sensazione di angoscia sottolineata dallo splendido accompagnamento musicale, così distante dal Farina che conoscevo (quello dei Karate, gruppo di cui e' leader) e ugualmente affascinante, soprattutto nella parte dedicata ai movimenti dell'uomo all'interno della la stanza, resi in maniera morbida con percussioni e chitarra.
Il secondo, unico film mai realizzato da Genet, è forse ancora più bello. Si tratta del tema dello sguardo anche qui, stavolta segnato dal desiderio all'interno di una prigione, negato tra vicini di cella e celato dietro lo spioncino da parte del secondino, con dei momenti di grande tensione erotica esibita in maniera anche piuttosto esplicita.
In questo caso la musica ha preso un andamento ipnotico, molto sensuale, splendido risultato.
Per quanto riguarda l'ultimo, quello di Man Ray, è indubbiamente interessante, comunque freddo se paragonato ai due precedenti e un po' per stanchezza l'ho guardato rilassata (non dormendo, eh) godendo solo dei bianchi e neri, come una danza.
Infine Farina ha concluso con un brano staccato dai film, accompagnato dagli altri due musicisti (Luther Gray e Dan Littleton), sempre molto bello anche se con attimi distorti un po' troppo prolungati, per il mio personale gusto.
A Pordenone serate ad alto tasso kulturny, ho visto il primo degli appuntamenti di "Schermo sonoro", incontri tra cinema e musica.
Tre i film proposti: "Film" di Alan Schneider e Samuel Beckett, "Un chant d'amour" di Jean Genet e "Emar Bakia" di Man Ray, con accompagnamento musicale di Geoff Farina.
Tre piccoli gioielli con tema comune la percezione visiva: nel primo si assiste al percorso di un uomo anziano (Buster Keaton) incontro alla morte, con la negazione dello sguardo proprio e altrui, quasi tutto visto soggettivamente attraverso il suo occhio appannato e oggettivamente con lui sempre di spalle mentre cerca di sottrarci la sua immagine come fa con tutti: coi vicini di casa, gli animali, gli specchi, le immagini e qualsiasi oggetto possa riportargli la sensazione di essere osservato e persino a sé stesso, alla fine. In alcuni momenti ricorre alla gag (quando cerca di buttare fuori di casa il gatto e dalla porta entra il cane, ci riprova col cane e rientra il gatto e così via) ma su tutto rimane una sensazione di angoscia sottolineata dallo splendido accompagnamento musicale, così distante dal Farina che conoscevo (quello dei Karate, gruppo di cui e' leader) e ugualmente affascinante, soprattutto nella parte dedicata ai movimenti dell'uomo all'interno della la stanza, resi in maniera morbida con percussioni e chitarra.
Il secondo, unico film mai realizzato da Genet, è forse ancora più bello. Si tratta del tema dello sguardo anche qui, stavolta segnato dal desiderio all'interno di una prigione, negato tra vicini di cella e celato dietro lo spioncino da parte del secondino, con dei momenti di grande tensione erotica esibita in maniera anche piuttosto esplicita.
In questo caso la musica ha preso un andamento ipnotico, molto sensuale, splendido risultato.
Per quanto riguarda l'ultimo, quello di Man Ray, è indubbiamente interessante, comunque freddo se paragonato ai due precedenti e un po' per stanchezza l'ho guardato rilassata (non dormendo, eh) godendo solo dei bianchi e neri, come una danza.
Infine Farina ha concluso con un brano staccato dai film, accompagnato dagli altri due musicisti (Luther Gray e Dan Littleton), sempre molto bello anche se con attimi distorti un po' troppo prolungati, per il mio personale gusto.