[alibandus]

lunedì, settembre 29, 2003

BERSAGLI di Peter Bogdanovich - 1967

Un film inaspettato e forse per questo apprezzato di più.

La storia è quella di un vecchio attore di film horror (interpretato da Boris Karloff) stanco e ormai anacronistico come lui stesso si definisce paragonando l'orrore dei suoi film con quello quotidiano dove armi e assassini occupano intere pagine di cronaca. Rifiuta un nuovo soggetto scritto apposta per lui da un giovane regista (interpretato dallo stesso Bogdanovich) perché intenzionato a ritirarsi, tuttavia accetta pur malvolentieri di presenziare a una proiezione di un suo film a un drive in.
Nel frattempo, altrove in città, un bravo e onesto ragazzo dà di matto e inizia a sparare alla gente, finché non si piazza nello stesso drive in per il suo tiro al bersaglio...

Boris Karloff offre una prova davvero bella, malinconica, nient'affatto decadente bensi' piena di umorismo e questo grazie a dei dialoghi sempre leggeri anche nella tristezza di ammettere che non è più il suo tempo, senza comunque negarsi delle rivincite rispondendo alle semplici e sciocche domande dei giovani fan con una vecchia storia lugubre che conserva tutt'oggi un grande fascino.
Diversi sono gli ambienti in cui si muove il bravo ragazzo biondo e belloccio, la famiglia perfetta e regolare come in una cartolina degli anni '60, moglie bella, mamma premurosa, padre virile. Quest'ultimo sarà l'unico sopravvissuto alla strage casalinga che compirà un bel mattino, chissà perché. Forse perché cacciatore e maestro di comportamento del figliolo, forse perché quella volta che c'era stata l'occasione di puntare alla sua testa lui s'era fermato in tempo... fatto sta che le due innocenti di casa vengono fatte fuori con una freddezza inaspettata, con tutta la calma e la meticolosità di un serial killer consumato.
Sono dei momenti gliaciali, bellissimi, cosi' come tutta l'interminabile scena del tramonto al drive in, senza commento musicale né dialoghi, ma con una crescita della tensione che mi fa pensare a quanto Bogdanovich sia debitore all'Hitchcock di Intrigo internazionale.
Forse il finale è un po' tirato via, dove il cattivo dei film disarma il cattivo reale a suon di ceffoni, ma insomma non è poi cosi' tremendo.

Rimane un buon film, che non conoscevo, e sprecare mezzo pomeriggio su la7 è stato un bene.

giovedì, settembre 25, 2003

LA MEGLIO GIOVENTU' di Marco Tullio Giordana

Uscita dalla prima parte, la scorsa settimana, ne volevo ancora. Mi ero affezionata ai personaggi come succedeva coi vecchi sceneggiati TV, la cosa più vicina a questa sensazione erano le puntate dell'Odissea riviste in questi anni, non sopportavo l'attesa di quella dopo.
Tanti personaggi su LMG, raccontati bene con tutta la calma concessa dalle tante ore, su tutti Alessio Boni deve ringraziare gli dei dell'Olimpo per essersi assicurato il ruolo più bello di tutti, impossibile da non amare, più della rettitudine "sana" del fratello psichiatra.
Ottimi tutti gli attori, a partire da Lo Cascio e la Asti e tutti gli altri a seguire, bella l'aria del tempo, fino agli anni '90.
Poi c'è tutta una serie di scivoloni che mi fanno dubitare che a scrivere fossero sempre gli stessi autori, mi chiedo se sia un'esigenza televisiva il fare in modo che tutto è bene quel che finisce bene, per fortuna nonostante la melassa rimane qualche momento leggero, ma solo grazie alla bravura di Lo Cascio (attore che sinceramente avevo sottovalutato) e quell'immagine benedicente finale (per non spoilerare) è un bel po' duretta da mandar giù, che bisogno c'era di farmela vedere? Ho paragonato quel momento alla fine di "la Principessa e il Guerriero", terribile nella sua metafora forzata.
Ma rimane comunque un film molto bello, chissenefrega della faccia che perdo, mi sono proprio commossa.

giovedì, settembre 18, 2003

THE HUMAN STAIN di Robert Benton

La paura che ti massacrino un libro che hai amato e' tanta, quando leggi della sua trasposizione su schermo. Quando poi vieni a sapere che per protagonista e' stato scelto qualcuno di, diciamo, poco credibile (per non spoilerare) e infine che il regista non ti da' molta fiducia (aveva fatto Kramer contro Kramer un centinaio d'anni fa, film imho parecchio sopravvalutato) credi gia' che assisterai allo sfacelo.
Invece tutto sommato i danni non sono troppi. O meglio, il film rimane comunque un prodotto appena piu' che dignitoso, non si tratta certo di un capolavoro ma la paura piu' grande, e cioe' quella di eccessivo sentimentalismo nel trattare la tragedia familiare di Faunia, grazie al cielo non si verifica. Come era prevedibile la storia si concentra sul rapporto scandaloso tra il professore e la ragazza piu' che sul punto cardine del libro, sulle tragedie della presunta correttezza politica, su cio' che lasciamo passando nelle vite degli altri e sulla negazione della propria identita' in funzione di una vita piu' facile, argomenti che comunque avrei trovato difficili da riportare con la stessa efficacia del libro su pellicola. Mancano ovviamente approfondimenti su alcuni personaggi (la prof di francese, il marito di lei, la prima moglie di lui) ma paradossalmente il film risulta pesante proprio perche' un po' troppo fedele alle vicende del romanzo, compreso il finale ripreso pari pari dalle pagine di Roth.
Insomma se era proprio necessario fare un film su questo libro, almeno il risultato non ha fatto troppi danni. Va da se che siamo distanti anni luce dalla bellezza delle pagine, ma questo era abbastanza ovvio.