AMABILI RESTI di Alice Sebold edizioni e/o
Pure questo fa parte di quei libri che visti sullo scaffale non compreresti manco con una pistola puntata. Così a naso, intendo. Oltretutto da ciò che si legge dietro è la storia di una ragazzina morta che parla dal Cielo, il che già da subito fa venire quel senso di nausea per le cose che temi poetiche e vagamente spirituali. E siccome di spiritualità al momento ne ho diciamo così due palle, di tutto avevo voglia tranne che buttare un tot d'euri in una cosa che odorava pesantemente d'angelo dolciastro.
Però le ultime righe della quarta di copertina dicevano «Sebold ci ha dato un romanzo di grande autorità, fascino e coraggio. E' una scrittrice unica» e la firma era quella di Jonathan Franzen, mica l'ultimo degli imbecilli. E d'accordo che come scrittrice unica si possono intendere un sacco di cose, ma alla fine mi sono fidata. Credo d'aver fatto bene, tutto sommato.
La faccenda della morte della protagonista viene liquidata nel primo breve capitolo, in modo anche abbastanza cruento, ma visto l'argomento non poteva andarci leggera. Poi la faccenda si sposta in questo fantomatico Cielo, da cui lei guarda giù le cose che succedono, e lì il rischio di cadere nel ridicolo involontario s'incontra spesso e non sempre viene schivato, fino a che, per fortuna, la scena si sposta sulla terra, e l'anima sulla nuvoletta funziona praticamente da narratrice, con qualche breve intervento personale che forse a volte infastidisce un po', ma alla fine ciò che ne viene fuori è la storia di una famiglia americana della media borghesia che deve reagire in qualche modo a una tragedia immensa capitata tra le mura di casa, ogni membro a suo modo, regredendo o crescendo a seconda di come riesce ad affrontare il dolore.
Credo sia questa infine la cosa che Franzen ha apprezzato, così com'è successo a me.
E comunque come accade spesso coi libri che da principio snobbo un po', l'ho finito in neanche due giorni.
Pure questo fa parte di quei libri che visti sullo scaffale non compreresti manco con una pistola puntata. Così a naso, intendo. Oltretutto da ciò che si legge dietro è la storia di una ragazzina morta che parla dal Cielo, il che già da subito fa venire quel senso di nausea per le cose che temi poetiche e vagamente spirituali. E siccome di spiritualità al momento ne ho diciamo così due palle, di tutto avevo voglia tranne che buttare un tot d'euri in una cosa che odorava pesantemente d'angelo dolciastro.
Però le ultime righe della quarta di copertina dicevano «Sebold ci ha dato un romanzo di grande autorità, fascino e coraggio. E' una scrittrice unica» e la firma era quella di Jonathan Franzen, mica l'ultimo degli imbecilli. E d'accordo che come scrittrice unica si possono intendere un sacco di cose, ma alla fine mi sono fidata. Credo d'aver fatto bene, tutto sommato.
La faccenda della morte della protagonista viene liquidata nel primo breve capitolo, in modo anche abbastanza cruento, ma visto l'argomento non poteva andarci leggera. Poi la faccenda si sposta in questo fantomatico Cielo, da cui lei guarda giù le cose che succedono, e lì il rischio di cadere nel ridicolo involontario s'incontra spesso e non sempre viene schivato, fino a che, per fortuna, la scena si sposta sulla terra, e l'anima sulla nuvoletta funziona praticamente da narratrice, con qualche breve intervento personale che forse a volte infastidisce un po', ma alla fine ciò che ne viene fuori è la storia di una famiglia americana della media borghesia che deve reagire in qualche modo a una tragedia immensa capitata tra le mura di casa, ogni membro a suo modo, regredendo o crescendo a seconda di come riesce ad affrontare il dolore.
Credo sia questa infine la cosa che Franzen ha apprezzato, così com'è successo a me.
E comunque come accade spesso coi libri che da principio snobbo un po', l'ho finito in neanche due giorni.


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