GSTAAD 95-98 di Marek Van Der Jagt ed. Instar Libri
Sgradevole è la parola che viene ripetuta più spesso, in questo libro. E forse è anche quella che lo sintetizza.
Il modo che il protagoniata usa nel raccontare una vita disastrata segue un misto di consapevolezza e attrazione verso le cose più basse, la visione dei rapporti affettivi come sopraffazione, del sesso come cloaca, dell'ano come punto centrale della propria vita e di quella altrui. E' sgradevole l'intera confessione, l'orgoglio di essere il primo e più bravo in tutto, dalla semplice complicità di un bambino verso la madre ai vari ruoli che la sua squallida avventura lo porta a sperimentare. Alto e basso, Bibbia ed escrementi, parole ricercate al passo con periodi di soliloquio demente.
Contrariamente al commento sul retro di copertina, non ho trovato poi tanta ironia in ciò che che ho letto. Né mi sono sentita costretta «ad ammettere, con ribrezzo, che si può provare simpatia per un mostro».
Solo sgradevole, questa è la sensazione che mi rimane, alla fine. E forse anche superfluo, seconda parola più usata in questo libro.
Sgradevole è la parola che viene ripetuta più spesso, in questo libro. E forse è anche quella che lo sintetizza.
Il modo che il protagoniata usa nel raccontare una vita disastrata segue un misto di consapevolezza e attrazione verso le cose più basse, la visione dei rapporti affettivi come sopraffazione, del sesso come cloaca, dell'ano come punto centrale della propria vita e di quella altrui. E' sgradevole l'intera confessione, l'orgoglio di essere il primo e più bravo in tutto, dalla semplice complicità di un bambino verso la madre ai vari ruoli che la sua squallida avventura lo porta a sperimentare. Alto e basso, Bibbia ed escrementi, parole ricercate al passo con periodi di soliloquio demente.
Contrariamente al commento sul retro di copertina, non ho trovato poi tanta ironia in ciò che che ho letto. Né mi sono sentita costretta «ad ammettere, con ribrezzo, che si può provare simpatia per un mostro».
Solo sgradevole, questa è la sensazione che mi rimane, alla fine. E forse anche superfluo, seconda parola più usata in questo libro.


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