[alibandus]

giovedì, gennaio 22, 2004

ITALIAN SUD EST di Fluid Video Crue

Si chiama "Ferrovia Sud Est" e passa anche dietro casa mia vicino Lecce.
I treni sono come quelli di 30 anni fa, vanno pianissimo e offrono la possibilità di incontrare, tra le facce di studenti e lavoratori, anche tipi insoliti e scorci della Grecia Salentina, di zone sul versante Adriatico o Ionico.

Chi conosce i posti e ne ha amato il colore della terra e del cielo, può rimanere affascinato dal panorama attraverso i finestrini, dal silenzio della campagna, dalle luminarie e i concerti in villa con la banda di paese, dove noti un trombettista che poco prima avevi visto con gli occhialoni e la t-shirt degli ac-dc.
Poi personaggi d'ogni tipo, artisti veri o presunti, ex brigatisti in regime di semi libertà, personale ferroviario, immigrati ormai stranieri sia qui che al Paese d'origine, facce di contadini e vecchi.
Niente concessioni ai monumenti del polposo barocco leccese, piuttosto un passaggio dalla civiltà antica con la specchia e il menhir per arrivare direttamente alla superstrada e al centro commerciale, con alcuni scorci di bellezza luminosa e altrettanti passaggi in cui protagonista è il degrado, mentre si torna a sorridere con l'artista eclettico che ha creato una città che porta il suo nome e vanta 1 abitante, o il terrificante filmino di matrimonio che chiunque può avere la sfortuna di beccare, nel corso della vita.

Un film insolito e vagamente onirico, sembra un documentario ma qui e là appaiono personaggi bizzarri, alcuni reali, alcuni inventati, in un insieme anche abbastanza incasinato ma direi divertente, forse la frase che lo descrive meglio è una dichiarazione dell'ex allenatore del Lecce, che appare del film: "Non è una questione di marcatura a uomo o a zona, vince chi sa organizzare meglio il casino; ecco il mio Lecce, gioca il casino organizzato. O almeno ci prova".

sabato, gennaio 03, 2004

L'ELENCO TELEFONICO DI ATLANTIDE di Tullio Avoledo

Libro divertente e per me inconsueto. Bella la prima parte, che è dedicata alle disgrazie lavorative del protagonista, mentre si perde un po' quando nel racconto entrano a far parte religione, magia, riti esoterici. Il finale è una piccola delusione, non mi piace molto il ribaltamento del punto di vista, molto "da film" e già visto un sacco di volte.
Però resta una piacevole lettura, singolare anche per il posto in cui la storia è ambientata, il pordenonese, del quale ho riconosciuto luoghi e anche un certo genere di "fauna". C'è poi il fatto che che essendo così ricco di citazioni cinematografiche e letterarie diventa una continua strizzata d'occhio dell'autore nei confronti del lettore. Va detto che i nomi degli scrittori citati a un certo punto da Avoledo sono più o meno gli stessi che piacciono a me, e questo forse ha aiutato un bel po'.