[alibandus]

venerdì, aprile 02, 2004

LA PROMESSA di Sean Penn

Non so cosa succede quando episodi di violenza insostenibile vengono ambientati in un paesaggio con la neve, il fatto è che riescono quasi sempre a spiazzarmi. Penso a Fargo o Il dolce domani o Affliction e anche a Soldi sporchi, tutti con questo bianco che attutisce il suono ma esalta le figure, il rosso del sangue o dei vestiti, il nero degli uccelli, la solitudine di chi ci sta in mezzo.
Grande Nicholson, qui con un modo di proporsi sempre un po' sottotono, con una magnifica faccia da vecchio con la barba di due giorni e la tristezza di ritrovarsi improvvisamente inutile, un uomo che si aggrappa a una promessa per sopravvivere e ricreare tutto un mondo intorno a sé.
Di vecchi un sacco, in questo film. E uno più bello dell'altro, magari per pochi secondi, ma che incredibili facce, che uomini (e donne)... persino Mickey Rourke, imho uno dei più inutili attori di sempre, regala un paio di minuti da brivido.

E' un film emozionante e crudele, bellissimo.

giovedì, aprile 01, 2004

EVERYTHING AND NOTHING David Sylvian (2000)

Se si potesse dare una voce alla purezza sarebbe quella di David Sylvian.
Una carriera lunga e luminosa, la sua, partita in un sobborgo londinese alla fine degli anni '70 con gli amici ed il fratello per formare quello che sarebbe diventato un gruppo di culto degli anni successivi, i Japan.
Dopo lo scioglimento, avvenuto nell'82, la strada di Sylvian ha incrociato diverse esperienze musicali, collaboratori tra i più interessanti e geniali che hanno fornito la loro impronta nei suoi lavori da solista, diversi per timbro e struttura, ma sempre affascinanti. Ryuichi Sakamoto, ad esempio, che compose quella che forse è la sua interpretazione più conosciuta ("Forbidden colours", nata come commento musicale del film "Merry Christmas Mr Lawrence" di Oshima), oppure Robert Fripp (con il quale registrò l'album "The First day") o Holger Czukai fino ai più recenti Alesini/Andreoni che lo ospitarono in "Marco Polo".
Pochissimi album, un esordio folgorante ("Brilliant Trees", dell'84, capolavoro insuperato) ed altri lavori di bellezza rarissima, il più famoso dei quali è forse "Secrets of the beehive" ('87) composto di singole perle che creano un insieme prezioso ed emozionante; fino a quest'ultima raccolta: "Everything and nothing", dove ripercorriamo tutta la carriera di Sylvian compreso qualche passo nel periodo Japan, con la rivisitazione di quello che fu forse il loro maggior successo, "Ghosts".
Non è infatti una semplice raccolta, ma un viaggio attraverso il passato dell'artista "raccontato" con la voce di oggi, più matura e se possibile ancora più morbida di quanto non fosse un tempo.
Ritroviamo quindi "Some kind of fool" o "Ride", vecchie canzoni mai inserite negli album ufficiali, oppure quei brani che segnarono il temporaneo riavvicinamento dell'ex gruppo sotto il nome di "Rain Three Crow", fino ai più recenti episodi tratti dall'ultimo lavoro ufficiale, "Dead bees on a cake" (lavoro che ritengo il meno riuscito).
La voce di Sylvian conserva un impatto emotivo che è difficilmente paragonabile, sembra ti voglia condurre attraverso sentieri nascosti, tra "alberi brillanti", con una carezza di parole che ti lasciano senza fiato, come un caldo velluto che ti avvolge e culla, leggero.
Un'occasione, questa di "Everything and nothing", di avvicinarsi ad un'artista sensibile e straordinario in grado di regalare momenti di grande suggestione ancora oggi, con brani che il tempo non è riuscito ad offuscare.