[alibandus]

venerdì, maggio 20, 2005

Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana

Avrei dovuto capirlo dal momento dell'affondamento del ragazzino, con quella inspiegabile citazione di "Lezioni di Piano" (stessa scena, stessi colori, persino lo stesso brano di Nyman) che anche il film stava affondando.
Perché, mi chiedo. Che diavolo ci azzeccava?

Un film partito bene è andato ad arenarsi su una palude di lentezze e momenti sempre meno credibili, a partire dal soggiorno di un bambino che non aveva fatto niente all'interno del "lager di accoglienza" (con tanto di docce, fila indiana, filo spinato).
Voglio dire, Sandro, unico figlio di un imprenditore bresciano dotato di villa con piscina, viene riconosciuto come tale dalla guardia costiera che gli dice vieni che ti porto al comando e lui dice no, preferisco stare coi clandestini. Un bambino che prende la decisione, e i grandi lo lasciano fare. Dalle mie parti, in cui le forze dell'ordine sono sicuramente molto meno stressate che in una zona simile, un capitano avrebbe preso il piccolo per la collottola e gli avrebbe detto sta zitto e ringrazia il cielo che sei vivo, stai qui e aspetta i tuoi.

Si salva l'immagine finale sfocata, anche se non cancella l'ultima bruttissima parte milanese, con la faccenda della stanza degli orsacchiotti e il volume alto e basso.