[alibandus]

venerdì, settembre 15, 2006

63a MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA
Venezia 2006


Una veneta in trasferta a Milano per vedere i film di Venezia.
Quel che si dice un fatto bizzarro.
Niente a che vedere col clima, ma almeno non ho fatto code.

The hottest state - Ethan Hawke
Uno dei due titoli visti effettivamente al Lido, paga il fatto di avere protagonisti e regista in sala. Così come accade ogni volta gli applausi risultano esagerati. Non un brutto film, per carità, ma non m’ha scomposto d’un ricciolo la messa in piega. Hawke è meglio quando si fa dirigere, o quando scrive.
Molto bene la Linney, ma non è una novità.

Paprika - Kon Satoshi
L’altro film, stavolta animazione. Sullo schermo dormono, sognano e va a finire che me la dormo anch’io un pochino . Ma ciò che vedo mi piace moltissimo, sembra opera di un folle dalla fantasia illimitata, o uno che ci va giù pesante con sostanze di ottima qualità.

Infamous - Douglas McGrath
Non so cosa porti a disinteressarsi di una storia per tanto tempo e poi farne due film quasi in contemporanea (vedi Le Relazioni Pericolose), poiché il film che arriva per secondo è secondo e amen. Magari è anche più bello, ma paga il confronto. Non avendo visto “Capote” parto senza Philip Seymour Hoffman davanti agli occhi e mi godo un bravissimo Toby Jones, il film ha un inizio strepitoso (ho adorato la Paltrow, non è da me) e fila via liscio facendo sembrare la Bullock persino brava. Duro, coinvolgente, sentimentale.

The Queen - Stephen Frears
A proposito di Relazioni Pericolose. Ammiravo Frears, ma poi l’avevo perso per strada. Qui riappare bello in forma confezionando un film senza sbavature dove troneggia la Mirren.

Falling - Barbara Albert
Voglio dire, questa roba qui era in concorso. Momenti cult: il ballo delle tette e il tuffo nell’aria.

The Black Dhalia - Brian De Palma
Forse ero distratta da casimiei, ma non ho capito praticamente nulla della trama. Nel senso che fino a 10 minuti dalla fine credevo che la sosia fosse la bionda, e invece no. Boh. Però non ho mica voglia di rivederlo.

Le pressentiment - Jean-Pierre Daraussin
Normalmente le storie di ricchi intellettuali (magari francesi) che si rifugiano lì dove la periferia puzzicchia ma brulica di vita m’annoiano parecchio. Non in questo caso, anche se le comari del paesino che non brillano certo d’iniziativa erano disegnate in modo così grossolano da essere solo ridicole. Bella la faccia serena del protagonista quando ha a che fare con la ragazza.

Zwartboek - Paul Verhoeven
C’era materiale per almeno sette stagioni di fiction su Canale5

Come l’ombra - Marina Spada
Angoli per me anonimi di un’anonima città, vita anonima di giovane single senza entusiasmi. Poi arriva la speranza ingenua che può finire solo in un modo. Il viaggio è un grande passo, stavolta senza agenzia di mezzo.

Sur la trace d’Igor Rizzi - Noël Mitrani
C’era scritto come i Coen e Kaurismäki, avevo gran paura. Invece Mitrani per fortuna non copia nessuno e butta lì un film sottotono senza troppe parole e una storia singolare, proprio bella. Tra i migliori visti.

Daratt - Mahamat-Saleh Haroun
Dal bianco della neve canadese al bianco della polvere africana, film che credevo faticoso e invece no. Sulla vendetta e l’onore, una di quelle storie con la morale che immagini riempiano le sale di signore parlanti il mercoledì pomeriggio (non che questo ne sminuisca l’importanza, eh)

Fangzhu - Johnny To
Fichissimo

Nué Proprietè - Joaquim Lafosse
Gran bella regia, personaggi da prendere a schiaffi, coinvolgimento tendente allo zero.

Ostrov - Pavel Lounguine
Secondo cedimento, purtroppo ne ho dormito la metà. Ma non perché fosse noioso, anzi, era molto bello e assai curato nelle facce, nella luce e nei neri. Potendo ci riproverei per poter anche vedere quello che mi son fatta raccontare.

Nuovomondo - Emanuele Crialese
Per la miseria che film. Che roba. Perfetto dall’inizio, con quella salita tra i sassi a chiedere un segno, la preparazione al viaggio e tutto il resto, la desolazione di qualunque paese senza prospettive e per questo senza lu sule lu mare o tradizioni o macchiette che tanto infastidiscono in certo cinema vendibile all’estero, così che quando sbuca il tamburello è tristezza pura, niente a che fare con irlandesi festosi all’interno del Titanic tanto per fare un esempio, momenti teneri nell’ingenuità dei sogni, la partenza silenziosa come lacerazione, da gelo lungo la schiena, così come l’efficienza degli addetti al controllo a Ellis Island, e le delusioni davanti a un marito per procura più simile a un vecchio zio che al principe che si sperava di trovare nel campo dei miracoli.
Capolavoro.

1 Comments:

  • nuovomondo: concordo su tutto, non l'avrei però definito un capolavoro.

    By Anonymous valeria, at 1:34 AM  

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