LOCARNO A MILANO
qualche film di Locarno infilato nella rassegna milanese dei film veneziani
Little Miss Sunshine - Jonathan Dayton (Usa)
Visto purtroppo già in versione doppiata, è un gioiellino ben scritto e interpretato, con momenti in cui si ride di gusto nonostante sullo schermo scorra l’orrore, brava e bellissima la piccola protagonista, con la faccia e il fisico di una bambina vera.
Le dernier des fous - Laurent Achad (Francia)
Le vicende di una famiglia devastata dalla sofferenza, viste dalla parte del figlio undicenne.
Dopo il 5° minuto di film capisci che andrà sempre peggio. Ma poi peggiora ancora. E ancora. Alla fine aspetti solo che piova. Invece va peggio.
Ça rend heureux - Joachim Lafosse (Belgio/Italia)
Un regista riporta sullo schermo la propria difficoltà a fare un film con prove conflitti considerazioni etc.
Era dai tempi di “le cinque variazioni” che non m’irritavo così tanto, decisamente i pipponi autoreferenziali di registi molto innamorati del proprio talento non fanno per me, in questo caso l’argomento in sostanza è un’elaborazione del lutto per aver fatto un flop commerciale nonostante le critiche del film precedente fossero buone, e per tutti gli 85 minuti non ho fatto che ripetermi mammé chemmefrega? Niente, appunto.
Half Nelson - Ryan Fleck (Usa)
Bella storia di amicizia tra un professore idealista e un’adolescente che vive in un ambiente difficile, per fortuna scantona risvolti ovvi e il tocco rimane lieve anche se la storia a volte non lo è (abuso di droghe, solitudine, inadeguatezza)
Agua - Veronica Chen (Argentina)
Un primatista del nuoto cerca di riconquistare il titolo perso per un cavillo ma che gli ha rovinato la vita, per farlo chiede aiuto a un altro nuotatore deluso. Quotidianità, dialoghi essenziali, molte parti sonore sono destinate al ritmo del proprio respiro mentre si nuota, così come la visuale soggettiva della riva del fiume/piscina, il montare della fatica e la paura di fallire. Personalmente ho apprezzato, ma per i non nuotatori credo sia stata una discreta palla.
Black Eyed Dog - Pierre Gang (Canada)
Giovane donna assai piacente brava e buona messa in mezzo a un ambiente in gran parte maschile non sempre gentile con lei, ha rinunciato ai suoi sogni canterini per una vita anonima al servizio di chiunque tranne che se stessa, mentre nel paesino dove vive salta fuori un serial killer e poi di seguito un giornalista fico e ovviamente c’è del sex e poi lo sceneggiatore si dimentica di lui e la storia prosegue con altre faccende sparpagliate e insomma neanche il serial killer c’entra poi tanto e poi c’è il cane cattivo che aveva morso la bella brava e buona ragazza quando era bambina e ora che è grande ma ancora traumatizzata fa la cameriera in un posto dove c’è anche un Mel greco che vorrebbe affidarle tutto e una Flo con la permanente a barboncino ma poi spunta la sorella deficiente che vuole regalare un trattore al tizio a cui fa il filo che si rivela non tanto etero e insomma non c’ha un soldo e allora frega i soldi alla brava e bella ma lei incolpa ingiustamente il fratellino del suo ex manesco che aveva cercato rifugio a casa sua ma nel frattempo il poliziotto un po’ sfigato da sempre cotto di lei...
Insomma un pasticcio senza capo né coda, vorrebbe essere un thriller ma è dispersivo e senza ritmo, sconclusionato, noioso nonostante superi di poco l’ora e mezza.
qualche film di Locarno infilato nella rassegna milanese dei film veneziani
Little Miss Sunshine - Jonathan Dayton (Usa)
Visto purtroppo già in versione doppiata, è un gioiellino ben scritto e interpretato, con momenti in cui si ride di gusto nonostante sullo schermo scorra l’orrore, brava e bellissima la piccola protagonista, con la faccia e il fisico di una bambina vera.
Le dernier des fous - Laurent Achad (Francia)
Le vicende di una famiglia devastata dalla sofferenza, viste dalla parte del figlio undicenne.
Dopo il 5° minuto di film capisci che andrà sempre peggio. Ma poi peggiora ancora. E ancora. Alla fine aspetti solo che piova. Invece va peggio.
Ça rend heureux - Joachim Lafosse (Belgio/Italia)
Un regista riporta sullo schermo la propria difficoltà a fare un film con prove conflitti considerazioni etc.
Era dai tempi di “le cinque variazioni” che non m’irritavo così tanto, decisamente i pipponi autoreferenziali di registi molto innamorati del proprio talento non fanno per me, in questo caso l’argomento in sostanza è un’elaborazione del lutto per aver fatto un flop commerciale nonostante le critiche del film precedente fossero buone, e per tutti gli 85 minuti non ho fatto che ripetermi mammé chemmefrega? Niente, appunto.
Half Nelson - Ryan Fleck (Usa)
Bella storia di amicizia tra un professore idealista e un’adolescente che vive in un ambiente difficile, per fortuna scantona risvolti ovvi e il tocco rimane lieve anche se la storia a volte non lo è (abuso di droghe, solitudine, inadeguatezza)
Agua - Veronica Chen (Argentina)
Un primatista del nuoto cerca di riconquistare il titolo perso per un cavillo ma che gli ha rovinato la vita, per farlo chiede aiuto a un altro nuotatore deluso. Quotidianità, dialoghi essenziali, molte parti sonore sono destinate al ritmo del proprio respiro mentre si nuota, così come la visuale soggettiva della riva del fiume/piscina, il montare della fatica e la paura di fallire. Personalmente ho apprezzato, ma per i non nuotatori credo sia stata una discreta palla.
Black Eyed Dog - Pierre Gang (Canada)
Giovane donna assai piacente brava e buona messa in mezzo a un ambiente in gran parte maschile non sempre gentile con lei, ha rinunciato ai suoi sogni canterini per una vita anonima al servizio di chiunque tranne che se stessa, mentre nel paesino dove vive salta fuori un serial killer e poi di seguito un giornalista fico e ovviamente c’è del sex e poi lo sceneggiatore si dimentica di lui e la storia prosegue con altre faccende sparpagliate e insomma neanche il serial killer c’entra poi tanto e poi c’è il cane cattivo che aveva morso la bella brava e buona ragazza quando era bambina e ora che è grande ma ancora traumatizzata fa la cameriera in un posto dove c’è anche un Mel greco che vorrebbe affidarle tutto e una Flo con la permanente a barboncino ma poi spunta la sorella deficiente che vuole regalare un trattore al tizio a cui fa il filo che si rivela non tanto etero e insomma non c’ha un soldo e allora frega i soldi alla brava e bella ma lei incolpa ingiustamente il fratellino del suo ex manesco che aveva cercato rifugio a casa sua ma nel frattempo il poliziotto un po’ sfigato da sempre cotto di lei...
Insomma un pasticcio senza capo né coda, vorrebbe essere un thriller ma è dispersivo e senza ritmo, sconclusionato, noioso nonostante superi di poco l’ora e mezza.


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